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Brexit. Allarme inutile. Theresa frustrata, perde la pazienza.

Cresce la tensione nel governo inglese. Theresa May sembra parecchio frustrata ed infastidita dal fatto che alcuni suoi ministri, Johnson in testa, esprimono pareri del tutto personali sulla Brexit.
Fanno programmi, comunicano date, pubblicano dichiarazioni in ogni contesto e, soprattutto, creano allarmismo.
Il premier inglese ieri si è precipitata a chiarire che la posizione del governo inglese non è cambiata e che si utilizzerà tutto il tempo a disposizione per avviare i negoziati.
In situazioni così complesse la pazienza dovrebbe essere una virtù, ma la voglia di “apparire” di alcuni rischia di creare forte imbarazzo a Downing Street.
Per questa ragione in questi giorni ci sono molte notizie, totalmente infondate o comunque inesatte, riportate da alcuni giornali e da internet che riguardano temi che ci toccano da vicino come l’immigrazione e l’economia.
Poiché alcuni mi hanno scritto risvegliando alcuni timori che sembravano essere in parte assopiti, diventa necessario dare alcuni chiarimenti e aggiornare i nostri dati per come stanno andando le cose in Gran Bretagna dopo la Brexit.
Tiriamo una linea, siamo ormai a fine settembre quindi vediamo alcuni indicatori.

La sterlina si è stabilizzata.

La sterlina, subito dopo il voto della Brexit, dopo 31 anni, aveva perso valore e si attestava contro il dollaro a 1,2796. Parimenti la moneta registrava un netto calo contro l’euro, passando da Euro 1,3067 prima del voto ad Euro 1,1459 dopo il voto (agosto 2016). Oggi la sterlina si è stabilizzata e ha un pò recuperato, ma rimane ben al di sotto dei livelli pre-referendum.

I mercati azionari.

L’indice FTSE 100 relativamente al valore delle quote azionarie delle grandi aziende è sceso bruscamente il giorno dopo il referendum, ma si è ripreso velocemente. Ma il dato del FTSE 100, secondo alcuni economisti, non deve essere erroneamente interpretato come un barometro per l’economia. Il calo della sterlina sta gonfiando le finanze delle aziende che fanno profitti in dollari e aiuta le esportazioni.
Le esportazioni.
La caduta della sterlina avvenuta a seguito del voto della Brexit, ha determinato un aumento del 3,4% delle esportazioni di beni e servizi dal Regno Unito verso altri paesi. Il dato riguarda i mesi di giugno e luglio. Le esportazioni verso la sola UE sono aumentate del 9,1% secondo i dati ufficiali. Si tratterebbe del più grande aumento delle esportazioni comunitarie da ottobre 2010. Il dato ha contribuito a ridurre il deficit commerciale del Regno Unito con il resto del mondo rispetto ad un anno fa. Il deficit relativo agli scambi di merci è rientrato a 11.8bn di Sterline, in linea con le previsioni degli economisti.

L’inflazione si è attestata

Il tasso di inflazione del Regno Unito, nel mese di agosto, si è attestato intorno allo 0,6%. La diminuzione dei costi come camere d’albergo, abbigliamento estivo e tagli sul costo degli alcolici hanno contribuito a compensare l’aumento dei prezzi sui beni alimentari. Il calo della sterlina determinerà nel medio e lungo periodo un aumento dei prezzi del carburante e delle materie prime. Il dato è comunque migliore rispetto alle previsioni.
Un’indagine sullo scambio di beni e servizi che riguarda l’industria, il commercio e l’agricoltura attesta che, per il momento, il Regno Unito non è in recessione. Si punta ad una crescita dello 0,1% nel trimestre luglio – settembre. Ma non ci sono ancora dati ufficiali a riguardo.
La Finanza Pubblica.
L’Ufficio per le statistiche nazionali ha evidenziato che il voto sulla Brexit stava danneggiando le finanze pubbliche. L’indebitamento rilevato ad agosto di 10,5 miliardi di sterline è stato peggio di quanto previsto cioè dei 10 miliardi di sterline previsto dagli economisti. Comunque viene registrato un aumento di 900m sterline sul debito pubblico rispetto a quanto rilevato nello stesso mese di agosto 2015

Disoccupazione e Salari.

La disoccupazione è rimasta bassa, ma la crescita dei salari è rallentata. Il mancato aumento della crescita dei salari è stata interpretata da alcuni come un sintomo di “nervosismo” dei datori di lavoro riguardo alle future prospettive economiche. Ad ogni modo l’occupazione per alcune categorie è aumentata e il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,9%. Comunque meglio delle previsioni degli economisti.

I consumatori.

Nel Regno Unito le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,2% nel solo mese di agosto. Il calo è stato determinato dalle minori vendite di beni di abbigliamento, scarpe, e articoli di consumo per la casa. Pare che il settore non sia stato significativamente toccato dal post voto della Brexit.

La fiducia nel mercato immobiliare.

Gli analisti avevano previsto un calo dei prezzi delle case a seguito dell’esito della votazione sulla Brexit. L’ultimo rapporto mensile della Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS) rileva che la fiducia sta ritornando e aumentano gli investimenti relativi al mercato immobiliare che ha subito lo shock iniziale.

Studio e Università.

Mentre si registra una leggera contrazione nel mercato del lavoro, le università registrano una prima contrazione di iscrizioni. E’ la prima volta che succede dopo quattro anni secondo i dati aggiornati al mese in corso.
Tirando le somme non è in atto alcun cataclisma. C’è qualche ministro che rivendica la sua poltrona in Business Class infondendo inutili preoccupazioni.
Di nuovo c’è che non c’è niente di nuovo.
Per il momento a Londra stiamo tutti tranquilli.

Avv. Matteo Tarricone – avvocatotarriconelondra.com – Together More.