I nostri giovani all’estero: il nostro futuro con un volto più umano.

Il Papa nell’ ultima Omelia del 2016 parla del futuro dei giovani. Il Papa ha detto: “La società li ha lentamente emarginati e non si può parlare di futuro senza assumere la responsabilità che abbiamo verso i nostri giovani più che responsabilità, la parola giusta è debito“.

Pare insomma che mentre il mondo si aspetta che i giovani siano il fermento del futuro questi, contrariamente ad ogni aspettativa, vengono discriminati.

I giovani non hanno più uno spazio e, emarginati dalla società, sono costretti ad “emigrare o mendicare occupazioni che non esistono”.

Per Bergoglio si sta privilegiando la speculazione anziché lavori “dignitosi e genuini” che permettono ai giovani di essere
“protagonisti attivi e capaci nella società”.Papa Bergoglio ha concluso: “Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li ‘condanniamo’ a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse.

Siamo invitati a non essere come il locandiere di Betlemme che davanti alla giovane coppia diceva: qui non c’è posto; se vogliamo puntare a un futuro che sia degno dei giovani, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale”.
Il Papa si muove su un tema che è molto interessante che lo stesso pontefice ha più volte toccato.

Si parla di sfide morali in cui giovani devono essere i protagonisti che costruiscono una società più sana.

Secondo Francesco è importante che i giovani si muovano in questa direzione, si sentano responsabili della realtà che vivano che siano insomma, gli architetti del futuro.
Appare chiaro che non è facile per i giovani che vivono in UK e comunque all’estero che corrono per raggiungere il lavoro, affaticati dai mille problemi quotidiani, lottare per l’affermazione della verità e dei valori insiti nella nostra cultura.
Ogni giorno i nostri ragazzi in Gran Bretagna dimostrano che le sfide non gli fanno paura e quando possono spronano se stessi e i propri amici a costruire in modo più umano.Mi accorgo leggendo molti post nei social network che molti di questi non pensano solo e sempre alla sopravvivenza e alla autorealizzazione.

Moltissimi trovano il tempo di prendere in considerazione il prossimo.

Mi piace questo modello come dire più solidale che incoraggia gli altri ed aiuta a non scoraggiare se stessi. Mentre con l’apprendimento nello studio e nel lavoro i giovani si danno da fare, a volte inconsapevolmente, costruiscono un mondo migliore che abbia un volto più umano.I nostri ragazzi sono in UK e nel mondo in un paese diverso, diversa cultura, diverso linguaggio e diversi sono i costumi.

Ma queste difficoltà hanno aumentato la loro capacità relazionale, la fiducia in se stessi, i loro orizzonti si espandono e nasce così la voglia e la visione di costruire un futuro migliore.

In quest’ottica e da ritenersi che il periodo di vita all’estero diventa un’occasione anche per una crescita umana sperando che questo sia un punto di partenza e che prima o poi, per chi vorrà tornando in Italia potrà dare una spinta e un contributo qualificato al proprio paese.
I nostri giovani, forse, con i sacrifici di adesso potranno essere i pilastri per le future generazioni creando per loro opportunità occupazionali di cui essi stessi non hanno potuto godere.

Le future generazioni, grazie al sacrificio dei nostri giovani all’estero avranno, spero, adeguate e diverse possibilità di inserimento.

I nostri ragazzi in UK e all’estero avendo precocemente maturato incredibili capacità di adattamento hanno anche imparato ad avere compassione degli altri e sono diventati i veri custodi delle future generazioni.
Tutto questo è straordinario.
Grazie ai nostri giovani.

Avv. Matteo Tarricone – avvocatotarriconelondra – Together More.