LONDRA. Lo avevano promesso e stanno per mantenerlo.

I Lords intendono rendere la vita relativamente difficile al provvedimento legislativo che innesca l’articolo 50 del Trattato di Lisbona prologo al recesso di Londra dall’Unione europea. Un emendamento che prevede la concessione del diritto automatico di residenza ai cittadini Ue già domiciliati in Gran Bretagna proposto dal Labour Party sta raccogliendo vasto consenso. Sono a favore i LibDem ed era atteso, ma cresce il sostegno anche fra numerosi Pari del regno avvolti nella bandiera del Tory party, quello di governo

Brexit: tutelare i tre milioni di cittadini Ue residenti in Gran Bretagna

Per la premier Theresa May l’ammutinamento dei Lords su un tema tanto delicato è un problema. Se l’emendamento passerà la legge dovrà tornare ai Comuni e anche lì potrebbe trovare ampi consensi, nonostante l’esecutivo abbia la maggioranza ancorché di misura.

Potrebbe così cominciare un ping pong istituzionale con la legge che rimbalza fra le due camere fino a quando la parola dei Comuni prevarrà in quanto Assemblea elettiva.

La conseguenza più evidente di un emendamento del genere è uno slittamento dei tempi di approvazione della norma. Nei programmi dell’esecutivo l’articolo 50 dovrebbe scattare il 9 marzo ma comunque entro la fine del mese. Il calendario potrebbe ritardare seppure solo di qualche giorno.

Il diritto di residenza dei “residenti” Ue è delicato.

Ampi settori del mondo politico britannico ritengono doveroso un atto unilaterale di Londra in occasione di un distacco da lei stessa cercato. Il governo ha una visione più tattica: vuole che lo chiedano le capitali dell’Unione europea garantendo contestuale reciprocità a favore dei cittadini britannici nell’Ue. Alcuni Paesi a cominciare dalla Germania resistono perché non vogliono avviare neppure informalmente negoziati prima che Londra abbia avviato la procedura di divorzio dall’Europa.

Fonte- Il Sole 24 Ore –  1 marzo 2017

Avv. Matteo Tarricone – avvocatotarriconelondra.com – Together More.